Andrea lo chef

4 10 2009

Andrea è un cuoco di fama internazionale . Opera in una cittadina francese, confinante con la Spagna: Perpignan., in un ristorante lussuosissimo che si affaccia sul mare. Già dalla strada dà uno straordinario effetto ottico: una ventina di tavoli con un candelabro posizionato come centro tavola, parecchi alberi da frutta ben curati ed una fontana enorme. Il ristorante si chiama “Le Giardin”, con prezzi abbordabili nonostante l’ottima cucina italiana. Andrea, chef del ristorante, è molto agitato a causa della visita imminente di un critico importantissimo: Gianluc De Caramél. Ore 19:00, tutto è pronto in cucina e tutti, dallo chef Andrea allo sguattero Carl, devono essere pronti a tirar fuori il meglio di loro stessi. Si parte con una carrellata di antipasti che De Caramél adora, se cucinati con criterio. “Trèz bien” dice il critico alla cameriera Bélinda. Questa comunica ciò che De Caramél le ha appena detto: in cucina esplode un urlo trattenuto a stento da tutti e, dopo una serie di complimenti reciproci, i cuochi riprendono a cucinare. Tutto fila liscio come l’olio, fino a che un botto tremendo non fa sobbalzare tutti dallo spavento: il pentolone contenente il pesto destinato al piatto di De Caramél si è rovesciato, o meglio: è stato rovesciato involontariamente; la cucina è sommersa dal profumo buonissimo di quel pesto, ma anche dalla rabbia di Andrea, che si trattiene a stento dallo strozzare Valentina, unica italiana insieme ad Andrea in quella cucina, per il misfatto: “ed ora che diamine facciamo?!” Chiede Andrea in un sussurro che, però, vuole essere tutt’altro. “ Che diavolo gli diamo da mangiare ora?!” continua, rosso più del Gabibbo per via della collera. Nessuna risposta. Bélinda sbircia il critico “pare spazientito” dice questa in francese, con un’occhiata vaga a De Caramél. Andrea fa ripulire in fretta e furia la cucina, guardando impaziente l’orologio “TIC!, TOC!, TIC!, TOC!”. Sembra dire a tutti “ Hei! Guardate che il tempo passa! Tra poco quel critico si alzerà e se ne andrà spazientito, sparlando di voi sui giornali di tutta Francia!”. Un’altra mezz’ora vola via e De Caramél si mostra del tutto esausto di questa interminabile attesa. La porta della cucina si apre per l’ennesima volta e l’ennesima profumo di pesto si propaga per tutto il ristorante. Questa volta, però, Blinda è diretta verso il tavolo del critico, il B5, quello che si sporge sulla fontana enorme: “ci scusiamo per la lunga attesa – dice lei con il piatto di spaghetti al pesto in mano – per farci perdonare le offriremo la cena”. De Caramél fa un cenno col capo, come per annuire, con un sorriso finto stampato in faccia. Non dice nulla. E’ un silenzio che pare interminabile, quasi imbarazzante. Allora Bélinda ricambia il sorriso, finto più che mai, si volta verso la cucina, in cui vi erano tutti a sbirciare, alza il pollice in segno di vittoria e si dirige verso i colleghi per festeggiare.

By Ale

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