Storicamente Parlando: la Rivoluzione Francese (2/6)

5 09 2009

Per risolvere il problema del debito pubblico li 5 maggio 1789 il convocò gli Stati generali, cioè l’assemblea dei rappresentanti dei tre ordini (nobliltà, clero e terzo stato). La convocazione di tale assemblea era il sintomo della gravissima situazione che la Francia stava attraversando in quel periodo, tanto che durante il periodo dell’assolutismo regio questa assemblea non venne mai convocata.

Si mise in primo piano la questione su che tipo di votazione adottare: la nobiltà ed il clero preferivano adottare la votazione per ordine, cioè ogni stato avrebbe espresso un voto. In tale maniera gli aristocratici e gli ecclesistici avrebbero mantenuto i loro privilegi, avendo avuto la vittoria in pugno di 2 voti a 1. Il terzo stato, invece, voleva adottare la votazione per testa, ogni eletto, cioè, avrebbe avuto diritto ad un voto. Dato che il terzo stato aveva un numero di deputati maggiore di quello di nobiltà e clero messi insieme avrebbe dovuto prevalere. Ma l’accordo non fu trovato.

Dunque il terzo stato compì un primo atto rivoluzionario: il 17 giugno formò l’Assemblea Nazionale, costituita dai raprresentanti della stragrande popolazione francese.

Il 9 luglio l’Assemblea Nazionale diventò Costituente, ovvero si diede il compito di elaborare una Costituzione e di trasformare la Francia in una monarchia costituzionale.

Il re Luigi XVI, vedendo il suo maggiore potere in difficoltà, convocò ventimila soldati verso Parigi, con il compito di sciogliere l’Assemblea con la forza. Ciò provocò il furore della folla parigina, già esasperata dal prezzo elevatissimo del pane ed incitata dalla campagnia contro l’assolutismo. Il 14 luglio 1789 il popolo della capitale francese prese d’assalto la Bastiglia, simbolo del potere assoluto, dato che vi erano quasi sempre detenuti gli oppositori del re.

A Parigi si formò un nuovo goberno cittadino e fu istituita la Guardia Nazionale, che aveva il compito di difendere la Rivoluzione.

Intanto la notizia della rivolta armata arrivò anche fuori la capitale dove i cittadini crearono nuovi governi locali e nelle campagne i contadini prendevano d’assalto i castelli del signori bruciando gli archivi contenti i documenti dei diritti feudali. Sotto questi avvenimenti sempre più frequenti, il 4 agosto l’Assemblea Nazionale Costituente abolì qualsiasi privilegio feudale.

Il 26 agosto la medesima assemblea approvò la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino: tale documento affermava che in Francia non ci sarebbero più dovuti essere sudditi sottomessi all’autorità del sovrano, ma uomini liberi davanti alla legge e con il diritto di partecipare al governo dello stato.

Il 3 settembre 1791 fu approvata la Costituzione che trasformò la Francia in una monarchia costituzionale. Il potere esecutivo era affidato al sovrano ad ai suoi ministri, quello legislativo ad un’assemblea elettiva e quello amministrativo a dei giudici scelti dal popolo.

Non rispettando, però, ciò che diceva la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino il voto non era a suffragio universale, ma limitato alla media ed alta borghesia.

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Nel contempo era successo un fatto non di tutti i giorni: il re Luigi XVI aveva tentato di fuggire, ma a Varennes, la strada che da Parigi porta ai Paesi Bassi, fu riconosciuto e riportato in capitale.

Gli esponenti moderati della Rivoluzione, per salvare il loro progetto di monarchia costituzionale, affermavano che il re era stato rapito. I radicali, invece, accusarono il re di tradimento e cominciarono a chiedere la proclamazione della repubblica.

In questa occasione venne convocata l’Assemblea legislativa, ossia il nuovo parlamento francese. I moderati ottennero la maggioranza e dunque la vittoria: infatti i 4/5 circa dei deputati era a favore del mantinimento della monarchia costituzionale; solo 1/5 chiedeva la repubblica ed il suffragio universale*.

*Suffragio universale: il diritto di votare aperto a tutti i cittadini.

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